Ognuno costruisce e conserva nella testa e nel cuore la sua personalissima storia del Rock. Questa è una delle tante: la mia.
Un allarme a mano libera
Su una zolla di pelle
Uno scavo, una fame
Senza l’appiglio del nome
Tra il coro dei sordi
E il galateo dei muti
Si disegna un’assenza
Rettangolo vuoto su carne esposta