Ognuno costruisce e conserva nella testa e nel cuore la sua personalissima storia del Rock. Questa è una delle tante: la mia.
La stanza era asciutta
Il bisogno affannoso di invecchiare
Aveva la medesima urgenza
Del risveglio prematuro
Da un’anestesia
Nessuna caverna né mito
Soltanto il tempo che mangiava se stesso.